CI VUOLE UN SORRISO! LETTURE 3

IL LUPO E LA CAPRETTA Pioveva a dirotto. Le gocce del temporale di quella sera colpivano il minuscolo corpicino di una capretta bianca. La capretta, senza pensarci, si rifugiò in una capanna abbandonata sul pendio della collina. Si mise a riposare tranquillamente aspettando che il temporale finisse. Ansimando e facendo «Ah, ah, ah» qualcuno entrò nella capanna. «Chissà chi è…» pensò la capretta, poi si nascose e drizzò le orecchie. Tic, toc, tic, toc. Passi. Qualcosa di duro batteva sul pavimento. Era un rumore di zoccoli. Doveva sicuramente essere una capra. La capretta, sollevata, si rivolse al nuovo arrivato: - Bel temporale, vero? - Come? Chi ha parlato? Con questo buio non si vede un accidente! Quell’ombra indistinta, con il bastone, non era una capra, ma un lupo. Per di più era un lupo con una bocca grossa così, che andava ghiotto di carne di capra. - Che sollievo che ci sia anche tu - disse la capra. La capra non aveva ancora capito che il suo compagno era un lupo. - Anch’io, se fossi capitato in questa capanna da solo, in una notte di temporale, mi sarei sentito perduto - disse il lupo. Anche il lupo non aveva capito che il suo compagno era una capra. Così, parlando dei loro malanni, dei ricordi d’infanzia, delle loro case e stringendosi l’un l’altro tutte le volte che tuoni e lampi spaventosi li facevano tremare, il lupo e la capra affrontarono il temporale. Nessuno dei due però vide chi fosse veramente l’altro. La capretta propose: - La prossima volta perché non ci troviamo a mangiare con il bel tempo? - Va bene. Pensavo che sarebbe stata una pessima serata, per via di questo temporale, ma siccome ho incontrato un buon amico, si è rivelata migliore di quanto immaginassi - rispose il lupo. - Allora, per domani a mezzogiorno, davanti a questa capanna, va bene? - Ok. Ma come faremo se non ci riconosceremo dalla faccia? - Già, per sicurezza diremo: «Sono chi ti è diventato amico in una notte di temporale». Adesso che il temporale era cessato, soffiava un leggero venticello fresco. Nell’oscurità, prima dell’alba, le due ombre si salutarono agitando le zampe. Yuichi Kimura, In una notte di temporale, Salani LEGGO E SCRIVO Continua tu sul quaderno il racconto e immagina che cosa accadrà l’indomani, a mezzogiorno, quando i due animali s’incontreranno. Ricorda che la favola contiene sempre una morale!

IL LUPO E LA CAPRETTA

Pioveva a dirotto. Le gocce del temporale di quella sera colpivano il minuscolo corpicino di una capretta bianca. La capretta, senza pensarci, si rifugiò in una capanna abbandonata sul pendio della collina. Si mise a riposare tranquillamente aspettando che il temporale finisse.
Ansimando e facendo «Ah, ah, ah»
qualcuno entrò nella capanna.
«Chissà chi è…» pensò la capretta, poi si nascose e drizzò le orecchie.
Tic, toc, tic, toc.
Passi.
Qualcosa di duro batteva sul pavimento. Era un rumore di zoccoli. Doveva sicuramente essere una capra. La capretta, sollevata, si rivolse al nuovo arrivato:
- Bel temporale, vero?
- Come? Chi ha parlato? Con questo buio non si vede un accidente!
Quell’ombra indistinta, con il bastone, non era una capra, ma un lupo.
Per di più era un lupo con una bocca grossa così, che andava ghiotto di carne di capra.
- Che sollievo che ci sia anche tu - disse la capra.
La capra non aveva ancora capito che il suo compagno era un lupo.
- Anch’io, se fossi capitato in questa capanna da solo, in una notte di temporale, mi sarei sentito perduto - disse il lupo.
Anche il lupo non aveva capito che il suo compagno era una capra.
Così, parlando dei loro malanni, dei ricordi d’infanzia, delle loro case e stringendosi l’un l’altro tutte le volte che tuoni e lampi spaventosi li facevano tremare, il lupo e la capra affrontarono il temporale. Nessuno dei due però vide chi fosse veramente l’altro.
La capretta propose:
- La prossima volta perché non ci troviamo a mangiare con il bel tempo?
- Va bene. Pensavo che sarebbe stata una pessima serata, per via di questo temporale, ma siccome ho incontrato un buon amico, si è rivelata migliore di quanto immaginassi - rispose il lupo.
- Allora, per domani a mezzogiorno, davanti a questa capanna, va bene?
- Ok. Ma come faremo se non ci riconosceremo dalla faccia?
- Già, per sicurezza diremo: «Sono chi ti è diventato amico in una notte di temporale».
Adesso che il temporale era cessato, soffiava un leggero venticello fresco.
Nell’oscurità, prima dell’alba, le due ombre si salutarono agitando le zampe.
Yuichi Kimura, In una notte di temporale, Salani