CI VUOLE UN SORRISO! LETTURE 3

TI RICORDI, PIERINO? Questa è una lunga lettera che io scrivo al mio Pierino per ricordare la nostra infanzia.Pierino è mio cugino, ma noi ci siamo sempre sentiti fratello e sorella.Ricordi, Pierino?La tua mamma ti aveva cucito tanti bei calzoncini chiari, si era fatta dei vestiti nuovi anche per sé e poi siete venuti a Torino a trovarci.Noi due giocavamo: ci sedevamo su un cartone trovato chissà dove e ci trascinavamo per tutto il pavimento. Quante risate! Venivi da Caramagna, dove vivevi in una bella e grande casa di campagna. La mia, a Torino, era una casa signorile. C’era anche un passaggio segreto che portava in giardino e poi… poi a casa mia c’era la buschera, un posto in cui si teneva la legna. Ricordi com’era bella la nostra buschera? Bella è dire poco: era affascinante. Ci trovavi di tutto, oggetti, libri antichi, quadri, specchi… Noi avevano rovistato tutto trovando cose che, con la nostra fantasia, avevamo trasformato in cose meravigliose.Poi, c’è il “dopo”. La mia mamma non c’era più e io ero venuta ad abitare con te. Da Torino mi ero portata il morbillo, poi l’avevo trasmesso a te. La tua mamma Rita ci curava. Appena guariti, avevamo ripreso a correre in cortile. Ricordi i pulcini? Belli, morbidi, gialli. E le castagne: se ne mangiavano tante. Ricordi l’inverno, quando c’era tanta neve? Noi ci buttavamo all’indietro nella neve per fare la stampa, cioè l’impronta dei nostri corpi con braccia e gambe larghe.Ricordi quando battevamo il grano? In cortile veniva la trebbiatrice. C’era lavoro per tutti e noi guardavamo incantati. Infilavamo in quella grande macchina il grano e poi da una parte usciva la paglia e dall’altra i chicchi: una meraviglia! Intanto le donne preparavano il pranzo, così dopo si mangiava in allegria.Ricordi, Pierino? Dopo, finita la quinta elementare, gli altri decisero che noi riprendessimo la scuola: tu a Racconigi e io al collegio di Carmagnola. Da allora le nostre vite cominciarono a prendere vie diverse.Leggendo queste pagine, penso che ti commuoverai come è successo a me…Ciao, Pierino, vogliamoci sempre bene.Angiolina Alessio, In Gino Osella, Ricordi Pierino, ricordi… e non solo…, TMC Arti grafiche LEGGO E CAPISCOL’autrice scrive una lunga lettera a Pierino per:fargli gli auguri di compleannoricordare la loro infanzia e i tanti momenti felici vissuti insiemeparlare della “buschera”CAPISCO LE PAROLEIn dialetto piemontese la parola legna si dice bòsch.Secondo te, quale delle due immagini mostra la buschera?Metti una X al posto giusto.Sapresti descriverla? Osserva e scrivi.LEGGO E CAPISCOLa lettera dà preziose informazioni su:giochi che non ci sono piùun modo di vivere diversola felicità di stare insieme

TI RICORDI, PIERINO?

Questa è una lunga lettera che io scrivo al mio Pierino per ricordare la nostra infanzia.
Pierino è mio cugino, ma noi ci siamo sempre sentiti fratello e sorella.
Ricordi, Pierino?
La tua mamma ti aveva cucito tanti bei calzoncini chiari, si era fatta dei vestiti nuovi anche per sé e poi siete venuti a Torino a trovarci.
Noi due giocavamo: ci sedevamo su un cartone trovato chissà dove e ci trascinavamo per tutto il pavimento. Quante risate! Venivi da Caramagna, dove vivevi in una bella e grande casa di campagna. La mia, a Torino, era una casa signorile. C’era anche un passaggio segreto che portava in giardino e poi… poi a casa mia c’era la buschera, un posto in cui si teneva la legna. Ricordi com’era bella la nostra buschera? Bella è dire poco: era affascinante. Ci trovavi di tutto, oggetti, libri antichi, quadri, specchi… Noi avevano rovistato tutto trovando cose che, con la nostra fantasia, avevamo trasformato in cose meravigliose.
Poi, c’è il “dopo”. La mia mamma non c’era più e io ero venuta ad abitare con te. Da Torino mi ero portata il morbillo, poi l’avevo trasmesso a te. La tua mamma Rita ci curava. Appena guariti, avevamo ripreso a correre in cortile. Ricordi i pulcini? Belli, morbidi, gialli. E le castagne: se ne mangiavano tante. Ricordi l’inverno, quando c’era tanta neve? Noi ci buttavamo all’indietro nella neve per fare la stampa, cioè l’impronta dei nostri corpi con braccia e gambe larghe.
Ricordi quando battevamo il grano? In cortile veniva la trebbiatrice. C’era lavoro per tutti e noi guardavamo incantati. Infilavamo in quella grande macchina il grano e poi da una parte usciva la paglia e dall’altra i chicchi: una meraviglia! Intanto le donne preparavano il pranzo, così dopo si mangiava in allegria.
Ricordi, Pierino? Dopo, finita la quinta elementare, gli altri decisero che noi riprendessimo la scuola: tu a Racconigi e io al collegio di Carmagnola. Da allora le nostre vite cominciarono a prendere vie diverse.
Leggendo queste pagine, penso che ti commuoverai come è successo a me…
Ciao, Pierino, vogliamoci sempre bene.
Angiolina Alessio, In Gino Osella, Ricordi Pierino, ricordi… e non solo…, TMC Arti grafiche