CI VUOLE UN SORRISO! LETTURE 3

IL PICCOLO ALBERO DI NATALE Silvestro era un abete. O per meglio dire era un abetino, perché era ancora molto piccolo. Nessun uccello costruiva nidi fra i suoi teneri rami, nessuna pigna decorava ancora le sue punte. A Silvestro non piaceva affatto essere così piccolo.Un giorno arrivarono due lepri e guardarono Silvestro.- Quel piccolino laggiù è proprio l’ideale per fare esercizio di salto in alto -. Così le lepri saltarono al di sopra di Silvestro, che era sempre più arrabbiato.«Un giorno farò vedere a tutti di cosa sono capace!» pensò. Ma come, ancora non lo sapeva. Un altro giorno arrivò un riccio di cattivo umore perché si era sporcato: tra i suoi aculei erano rimaste scorze di patate, croste di pane, bucce di limone. Quando vide Silvestro si infilò tra i suoi rami e si ripulì ben bene. Il piccolo abete si arrabbiò ancora di più.Giunse l’inverno e la neve cadde fitta. Silvestro cercava di scuotersi per non scomparire del tutto sotto il bianco mantello. Ed ecco arrivare un uomo e un bambino.- Ecco - disse il bambino, - questo è proprio quello che fa per me.L’uomo sorrise, poi disse: - Sì, è molto grazioso. Ma sarebbe un peccato tagliarlo. Cosa ne dici di decorarlo qui?Il bambino ne fu felice. - Oh, sì! Cresceremo insieme, così sarà sempre della misura giusta per me.Fu così che il bambino appese sui rami di Silvestro tante decorazioni. Sulla punta misero una stella dorata un po’ pesante, ma Silvestro era così contento che non si piegò neanche un pochino.- È il più bell’albero di Natale che io abbia mai visto- esclamò il bambino.E Silvestro? Non poteva essere più felice di così.Karl Rühmann, Il piccolo albero di Natale, Nord-Sud Edizioni LEGGO E SCRIVOScrivi sul quaderno perché, secondo te, l’abetino Silvestro è così felice.

IL PICCOLO ALBERO DI NATALE

Silvestro era un abete. O per meglio dire era un abetino, perché era ancora molto piccolo. Nessun uccello costruiva nidi fra i suoi teneri rami, nessuna pigna decorava ancora le sue punte. A Silvestro non piaceva affatto essere così piccolo.
Un giorno arrivarono due lepri e guardarono Silvestro.
- Quel piccolino laggiù è proprio l’ideale per fare esercizio di salto in alto -. Così le lepri saltarono al di sopra di Silvestro, che era sempre più arrabbiato.
«Un giorno farò vedere a tutti di cosa sono capace!» pensò. Ma come, ancora non lo sapeva. Un altro giorno arrivò un riccio di cattivo umore perché si era sporcato: tra i suoi aculei erano rimaste scorze di patate, croste di pane, bucce di limone. Quando vide Silvestro si infilò tra i suoi rami e si ripulì ben bene. Il piccolo abete si arrabbiò ancora di più.
Giunse l’inverno e la neve cadde fitta. Silvestro cercava di scuotersi per non scomparire del tutto sotto il bianco mantello. Ed ecco arrivare un uomo e un bambino.
- Ecco - disse il bambino, - questo è proprio quello che fa per me.
L’uomo sorrise, poi disse: - Sì, è molto grazioso. Ma sarebbe un peccato tagliarlo. Cosa ne dici di decorarlo qui?
Il bambino ne fu felice. - Oh, sì! Cresceremo insieme, così sarà sempre della misura giusta per me.
Fu così che il bambino appese sui rami di Silvestro tante decorazioni. Sulla punta misero una stella dorata un po’ pesante, ma Silvestro era così contento che non si piegò neanche un pochino.
- È il più bell’albero di Natale che io abbia mai visto
- esclamò il bambino.
E Silvestro? Non poteva essere più felice di così.
Karl Rühmann, Il piccolo albero di Natale, Nord-Sud Edizioni